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In mezzo a tutte le cose che non so e che non ho voluto sapere, c'è una ragazza che cammina a braccia aperte sulla riva della spiaggia.
Il vento le sceglie i vestiti migliori e corre a nascondersi nei suoi ricci scuri, come fossero grotte non ancora scoperte o labirinti che sembrano sicuri, e nei denti, svelati ad ogni accenno di sorriso e dai quali vento diverso si leva insieme ad una luce che pare sia dello stesso calore del sole.
Io, dalla schiuma delle navi, seguivo con lo sguardo la sua danza di figlia del Mediterraneo.
"L'aspetta il mare", ho pensato, "perché il mare sa quando è il caso di aspettare e con lei sarà lo stesso di sempre: che d'amore ha vissuto e che d'amore vivrà. Le regalerà solo gioielli di plastica perché tanto le basta per beffare la bellezza, lo ha detto anche a me".
Mentre ero intento a godere dei miei baratri, giuro di averle visto staccare i piedi dalla sabbia senza lasciare alcun segno del suo passaggio, tanto da non poterla più afferrare e abbastanza da sentire chiaramente di non riuscire più ad amare.
L'ho rincorsa per mezzo metro provando a urlarle che anch'io avevo gioielli da regalarle ma, con la gola bruciata dal sale che mi ritrovo, l'unico suono che ho emesso somigliava ad un addio.
"Hai sfidato il mare e adesso ti ritrovi a galleggiare con le scarpe strette e slacciate", mi hanno detto.
In mezzo a tutte le cose che non so, adesso ci ho messo anche me.
Il vento le sceglie i vestiti migliori e corre a nascondersi nei suoi ricci scuri, come fossero grotte non ancora scoperte o labirinti che sembrano sicuri, e nei denti, svelati ad ogni accenno di sorriso e dai quali vento diverso si leva insieme ad una luce che pare sia dello stesso calore del sole.
Io, dalla schiuma delle navi, seguivo con lo sguardo la sua danza di figlia del Mediterraneo.
"L'aspetta il mare", ho pensato, "perché il mare sa quando è il caso di aspettare e con lei sarà lo stesso di sempre: che d'amore ha vissuto e che d'amore vivrà. Le regalerà solo gioielli di plastica perché tanto le basta per beffare la bellezza, lo ha detto anche a me".
Mentre ero intento a godere dei miei baratri, giuro di averle visto staccare i piedi dalla sabbia senza lasciare alcun segno del suo passaggio, tanto da non poterla più afferrare e abbastanza da sentire chiaramente di non riuscire più ad amare.
L'ho rincorsa per mezzo metro provando a urlarle che anch'io avevo gioielli da regalarle ma, con la gola bruciata dal sale che mi ritrovo, l'unico suono che ho emesso somigliava ad un addio.
"Hai sfidato il mare e adesso ti ritrovi a galleggiare con le scarpe strette e slacciate", mi hanno detto.
In mezzo a tutte le cose che non so, adesso ci ho messo anche me.


Cento giorni d'estate.
Masticando, non fare rumore che perdo la pazienza.
Quando sono diventato così vecchio?
La baia ti specchia e tu fuggi dal tuo riflesso nascondendoti tra gli scogli;
siamo chiari abbastanza da farci il sole nemico, ingaggiando battaglie e dando spettacolo a chi ci guarda dalla riva.
Il motorino è troppo piccolo per due ma infiliamoci in quel vicolo stretto, arriviamo fin dove il sonno ci porta e dove il rituale del caffè si è perso nei racconti popolari.
Voglio antenne al posto degli alberi e la tua pelle d'ebano appena levigato di notte nel letto. Anzi, l'ebano non l'ho mai visto quindi non posso mentire: voglio la tua pelle come l'asfalto appena steso, brillante, di uno scuro feroce e spigoloso.
Voglio caderti addosso e sbucciarmi le ginocchia, i palmi delle mani.
Vorrei una nuvola che mi inghiotta e mi risputi in mezzo al mare.
Masticando, non fare rumore che perdo la pazienza.
Quando sono diventato così vecchio?
La baia ti specchia e tu fuggi dal tuo riflesso nascondendoti tra gli scogli;
siamo chiari abbastanza da farci il sole nemico, ingaggiando battaglie e dando spettacolo a chi ci guarda dalla riva.
Il motorino è troppo piccolo per due ma infiliamoci in quel vicolo stretto, arriviamo fin dove il sonno ci porta e dove il rituale del caffè si è perso nei racconti popolari.
Voglio antenne al posto degli alberi e la tua pelle d'ebano appena levigato di notte nel letto. Anzi, l'ebano non l'ho mai visto quindi non posso mentire: voglio la tua pelle come l'asfalto appena steso, brillante, di uno scuro feroce e spigoloso.
Voglio caderti addosso e sbucciarmi le ginocchia, i palmi delle mani.
Vorrei una nuvola che mi inghiotta e mi risputi in mezzo al mare.


Ho sonno anche se fuori ancora è giorno, tanto che le mie palpebre spezzeranno la matita con la quale sto scrivendo storie in cui nessuno si riconoscerà.
Non c'è abbastanza luce nella stanza per restare svegli, figuriamoci per illuminare idee.
Nel mio infinito rimandare rimando i viaggi a domani.
Prometto ti invierò delle cartoline al momento giusto che è quando tu non ci speravi più.
Mi risponderai che sarà già tardi perché avrò viaggiato ancora e ancora e allora, le tue risposte, finiranno nelle mani di sconosciuti che faranno proprie le parole scritte male, i tuoi disegni astratti fatti nei solchi delle pieghe della carta e i tuoi baci mandati con la mano, dandogli significati diversi dai miei ma assai simili: non lasci che gli interpreti si impossessino di te ed è per questo che ti affido la mia testa.
Non c'è abbastanza luce nella stanza per restare svegli, figuriamoci per illuminare idee.
Nel mio infinito rimandare rimando i viaggi a domani.
Prometto ti invierò delle cartoline al momento giusto che è quando tu non ci speravi più.
Mi risponderai che sarà già tardi perché avrò viaggiato ancora e ancora e allora, le tue risposte, finiranno nelle mani di sconosciuti che faranno proprie le parole scritte male, i tuoi disegni astratti fatti nei solchi delle pieghe della carta e i tuoi baci mandati con la mano, dandogli significati diversi dai miei ma assai simili: non lasci che gli interpreti si impossessino di te ed è per questo che ti affido la mia testa.




Dove metti le tue gambe quando vai a riposare di notte?
Come fai a non essere insonne sapendo che potrebbero rubarti le cosce, trafugarti il petto o la bocca e che so, mettere almeno sotto chiave la linea che dal sopracciglio arriva fino al mento?
È la leggerezza con cui decidi di vestirti ogni giorno il mastino a guardia del tuo sesso?
Ho sentito di una lotteria del corpo indetta dai mercanti di bellezze e per primo premio in palio i tuoi fianchi.
Comprerò un biglietto anche non sono mai stato troppo fortunato.
Come fai a non essere insonne sapendo che potrebbero rubarti le cosce, trafugarti il petto o la bocca e che so, mettere almeno sotto chiave la linea che dal sopracciglio arriva fino al mento?
È la leggerezza con cui decidi di vestirti ogni giorno il mastino a guardia del tuo sesso?
Ho sentito di una lotteria del corpo indetta dai mercanti di bellezze e per primo premio in palio i tuoi fianchi.
Comprerò un biglietto anche non sono mai stato troppo fortunato.


Non voglio che il tuo viso svanisca inghiottito dal fango che c'è nella mia testa.
Salverò il salvabile: le tue ciglia scure e la forma degli occhi li nasconderò nella tasca del mio pantalone preferito sperando di non dimenticarli quando metterò tutto in lavatrice.
I posti segreti del tuo corpo, il suono del respiro del primo sonno e lo schiaffo che avrei meritato ma che hai tenuto per te insieme al resto, li userò come il segnalibro di un romanzo lasciato a metà.
Tre momenti ancora e nulla più.
Salverò il salvabile: le tue ciglia scure e la forma degli occhi li nasconderò nella tasca del mio pantalone preferito sperando di non dimenticarli quando metterò tutto in lavatrice.
I posti segreti del tuo corpo, il suono del respiro del primo sonno e lo schiaffo che avrei meritato ma che hai tenuto per te insieme al resto, li userò come il segnalibro di un romanzo lasciato a metà.
Tre momenti ancora e nulla più.


C'è un avventuriero, brigante nei giorni di pioggia e cavaliere in quelli di sole cocente.
Si ferma ad ogni passo contando i suoi racconti che sono troppi per essere scritti e ancora troppo pochi per essere dimenticati.
È in giro da quando nacque sotto un castagno di duecento metri e altrettanti anni, in mezzo alla nebbia delle vallate sature di terra e muschio, cresciuto nel moto perpetuo delle anime perse.
Puoi accorgerti di lui dai vestiti scomposti e disordinati, indossati a caso spesso per la fretta di dover ripartire. Allora ecco un guanto su un orecchio o gli occhiali indossati come papillon, un cappello come parastinchi per tirare calci alle balle di fieno.
Un tipo strano, diresti, se incontrandolo sulla strada dovessi accorgerti del sacco da venti chili che si porta sulla schiena in ogni dove. Dentro ci sono più universi che convivono senza scontrarsi mai, ognuno con le sue leggi imprescindibili e solo lui può metterci le mani perché giudice supremo di quelle esistenze cosmiche.
Si dice che abbia assaggiato tutti i frutti del mondo e fatto il bagno in tutte le acque del pianeta, che abbia combattuto le guerre sacre e quelle profane e che una volta sia stato già anziano canuto e saggio, tanto vecchio da dover ritornare bambino per comprendere la sua stessa saggezza guardandola con occhi di rinnovata limpidezza.
Si dice anche che solo una volta abbia amato e che quella sia l'unica storia che rifiuterà di raccontarti.
Si ferma ad ogni passo contando i suoi racconti che sono troppi per essere scritti e ancora troppo pochi per essere dimenticati.
È in giro da quando nacque sotto un castagno di duecento metri e altrettanti anni, in mezzo alla nebbia delle vallate sature di terra e muschio, cresciuto nel moto perpetuo delle anime perse.
Puoi accorgerti di lui dai vestiti scomposti e disordinati, indossati a caso spesso per la fretta di dover ripartire. Allora ecco un guanto su un orecchio o gli occhiali indossati come papillon, un cappello come parastinchi per tirare calci alle balle di fieno.
Un tipo strano, diresti, se incontrandolo sulla strada dovessi accorgerti del sacco da venti chili che si porta sulla schiena in ogni dove. Dentro ci sono più universi che convivono senza scontrarsi mai, ognuno con le sue leggi imprescindibili e solo lui può metterci le mani perché giudice supremo di quelle esistenze cosmiche.
Si dice che abbia assaggiato tutti i frutti del mondo e fatto il bagno in tutte le acque del pianeta, che abbia combattuto le guerre sacre e quelle profane e che una volta sia stato già anziano canuto e saggio, tanto vecchio da dover ritornare bambino per comprendere la sua stessa saggezza guardandola con occhi di rinnovata limpidezza.
Si dice anche che solo una volta abbia amato e che quella sia l'unica storia che rifiuterà di raccontarti.


Sarà vero che la camomilla serve a calmare gli occhi stanchi?
E che il vento possa essere cavalcato se hai un buon olfatto?
Che davvero riflettiamo, questo, sarà vero?
Allora andiamo. Andiamo via, andiamocene da qua e da ovunque. Andiamocene lontano abbastanza da non vedere la riva, poi da non vedere le barche, poi da non vedere dentro noi stessi. Andiamocene agli estremi del mondo dove non arrivano neppure gli uccelli.
Mettiamo una boa in mezzo al mare, nel punto più lontano dalle terre emerse che si trova a 48° 53' S, 123° 24' O e stiamocene aggrappati a galleggiare con le orecchie sott'acqua per sentire cos'hanno da dire le onde di lì e, se non avranno da dire nulla, tanto meglio che così ci godremo il silenzio.
E che il vento possa essere cavalcato se hai un buon olfatto?
Che davvero riflettiamo, questo, sarà vero?
Allora andiamo. Andiamo via, andiamocene da qua e da ovunque. Andiamocene lontano abbastanza da non vedere la riva, poi da non vedere le barche, poi da non vedere dentro noi stessi. Andiamocene agli estremi del mondo dove non arrivano neppure gli uccelli.
Mettiamo una boa in mezzo al mare, nel punto più lontano dalle terre emerse che si trova a 48° 53' S, 123° 24' O e stiamocene aggrappati a galleggiare con le orecchie sott'acqua per sentire cos'hanno da dire le onde di lì e, se non avranno da dire nulla, tanto meglio che così ci godremo il silenzio.




Quando poi verranno a raccontarmi della bellezza, mi porteranno una foto.
Sarà l'immagine di un orizzonte storto, scattata in una stagione calda dai colori freddi e per descriverla useranno in maniera accorta parole che significano altro.
Se parrà di comprenderle, sarà un'illusione mia soltanto trovata nelle microscopiche allusioni e tanto basterà per portarmi le dita alle labbra a sentire il sapore del sale e quello dei sassi cotti dal sole - quando ho assaggiato te, sapevi della stessa cosa;
avere davanti agli occhi finestre socchiuse dalle quali sgorga il tempo in eccesso che è pari a quello in cui non ci siamo incontrati, coperto da tende bianche mosse con tanta delicatezza da sembrare ferme - la stessa dei miei palmi poggiati sulle tue guance.
Strapperanno la foto perché nessuno possa perdere ancora la meraviglia, figlia casta dell'ignoranza.
Sarà l'immagine di un orizzonte storto, scattata in una stagione calda dai colori freddi e per descriverla useranno in maniera accorta parole che significano altro.
Se parrà di comprenderle, sarà un'illusione mia soltanto trovata nelle microscopiche allusioni e tanto basterà per portarmi le dita alle labbra a sentire il sapore del sale e quello dei sassi cotti dal sole - quando ho assaggiato te, sapevi della stessa cosa;
avere davanti agli occhi finestre socchiuse dalle quali sgorga il tempo in eccesso che è pari a quello in cui non ci siamo incontrati, coperto da tende bianche mosse con tanta delicatezza da sembrare ferme - la stessa dei miei palmi poggiati sulle tue guance.
Strapperanno la foto perché nessuno possa perdere ancora la meraviglia, figlia casta dell'ignoranza.




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